Abbazia di Nonantola

Nel 752 l’abate Anselmo, già duca del Friuli, riceve in dono dal cognato, il re longobardo Astolfo, le terre di Nonantola. Lasciando Fanano, sua prima fondazione sull’Appennino Tosco-Emiliano, subito edifica nei nuovi possessi una chiesa, che nel 756 accoglie le spoglie del Papa S. Silvestro I. Da allora in poi la chiesa abbaziale ha questo titolo. Il monastero diventa presto molto potente con il favore dei sovrani longobardi e franchi, in particolare durante l’impero di Carlo Magno e dei suoi successori. L’abate Pietro, successo ad Anselmo nell’804, è ambasciatore a Costantinopoli con il vescovo Amalario di Treviri per l’imperatore Carlo Magno. Similmente il suo successore, l’abate Ansfrido. Nell’837 il monastero ospitò l’imperatore Lotario, e nell’883 l’incontro tra l’imperatore Carlo il Grosso e Papa Marino. Nell’885 muore improvvisamente nei pressi di Spilamberto Papa Adriano III diretto in Germania. Il corpo è sepolto solennemente a Nonantola e diventa oggetto di culto. Durante l’abbaziato di Leopardo, nell’889, la distruzione e la ricostruzione: gli Ungari riducono alla rovina chiesa e monastero, uccidendo i monaci che non avevano voluto abbandonare il monastero. L’abate promuove la riedificazione del complesso abbaziale, facendovi traslare le reliquie dei Santi martiri Senesio e Teopompo, fino ad allora conservate dalla santa donna Anseride in una chiesa di Treviso. Nel 1058 l’abate Gotescalco concede ai cittadini di Nonantola una grande estensione di beni del monastero in cambio dell’edificazione di tre quarti delle mura castellane e della custodia armata di esse in caso di attacco. Da questa concessione trae la sua prima origine la Partecipanza Agraria, tuttora esistente e vitale.

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La chiesa diventa sempre più frequentemente meta di pellegrinaggi, ospitando le reliquie dei papi Silvestro I e Adriano III, dei martiri Senesio e Teopompo, come si è detto, cui vanno aggiunte quelle del fondatore S. Anselmo abate e delle vergini S. Anseride e S. Fosca. Durante la lotta per le investiture il monastero ospita Papa Gregorio VII nei giorni della Pasqua del1077, dopo l’episodio di Canossa. Entrato il monastero nell’orbita papale, nel 1111 il priore Placido scrive il Liber de honore Ecclesiae contro le pretese imperiali. Nel XII secolo lavori importanti alla basilica e forse all’intero monastero portano la chiesa ad un aspetto molto vicino a quello che possiamo vedere oggi. E’ il periodo di maggiore potenza dell’abbazia: i vasti possedimenti terrieri le assicurano la piena tranquillità economica, mentre l’abate esercita i poteri signorili su di essi. Comincia però la crescita del Comune di Modena. I continui scontri con esso si concludono nel 1261, quando l’abate rinuncia al potere temporale in favore di quel comune. All’abbazia resta la gestione spirituale della sua ancor vasta giurisdizione. Incomincia una rapida decadenza economica, che pone fine al prestigio del cenobio. Nel 1449 il monastero diviene commenda. I più celebri abati commendatari sono i cardinali Giuliano Della Rovere, poi Papa Giulio II, e S. Carlo Borromeo. Quest’ultimo abate lascia a Nonantola un ricordo positivo duraturo, avendo fondato qui il Seminario. [Read more…]

LA BIBLIOTECA

La Biblioteca dell’Abbazia fu fondata dal primo abate Sant’Anselmo e fu affiancata da uno Scriptorium fin dal suo primo secolo di vita. Ancora verso la fine del XV secolo contava 259 codici, dei quali 90 circa oggi riconosciuti, tre soli dei quali ancora nell’Abbazia. L’attuale biblioteca comprende 20.000 titoli circa, 16 incunaboli e 176 cinquecentine. Un terzo circa del totale sono volumi pregiati del Sei-Settecento, un terzo dell’Ottocento, un terzo del Novecento. Al consistente nucleo antico della Biblioteca del Seminario Abbaziale, contenente il fondo di Andrea Placido Ansaloni (1719-1791), si aggiungono la biblioteca familiare dei conti Bonasi Benucci (letteratura italiana e straniera, XVIII-XX secolo) e la biblioteca personale di mons. Francesco Gavioli (storia e storia locale, XVI-XX secolo). [Read more…]

Introduce La Basilica in Italy

L’edificio attuale è databile attorno alla prima parte del XII secolo. Profondamente alterato con l’edificazione di volte a crociera e l’interramento della cripta nel XV secolo e con ancora maggiori modifiche strutturali nei secoli XVII e XVIII, fu ripristinato in forme romaniche tra il 1913 e il 1917 secondo i criteri dell’epoca.

La facciata

Tripartita da due semicolonne e alleggerita da lesene, è coronata dagli archetti pensili che corrono lungo tutto il perimetro superiore della basilica. Una bifora dà luce alla navata centrale. Il protiro domina la facciata. Retto da due colonne su leoni stilofori, incornicia lo splendido portale. Di scuola wiligelmica, riporta nello stipite sinistro sei formelle relative alla fondazione dell’Abbazia ad alla traslazione delle reliquie dei Santi nel monastero, in quello destro storie dell’infanzia di Cristo. Gli stipiti sono retti da telamoni e, nell’interno, sono finemente scolpiti con un fregio a tralcio abitato. Sopra l’architrave, la lunetta che assembla diverse lastre con le immagini di Cristo in trono ed i simboli degli Evangelisti. [Read more…]